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Antonio Saladino. Scultura dipinta, trasposizioni su carta vetrata

C’è, nella storia dell’arte, un saggio, un appiglio teorico diventato per molti contemporaneisti una sorta di Everest invalicabile. “Passaggi. Storia della scultura da Rodin alla Land Art”, dell’americana Rosalind Krauss, ha posto un accento molto marcato su una questione quanto mai caratteristica dell’epoca moderna, evidenziando un punto di domanda che è stato, negli anni in cui la Krauss operava – e lo è tutt’ora – il perno della teoria e della critica artistica contemporanea: che cos’è, nel tempo presente, la scultura? Quali i legami col passato, quali le rotture insanabili?

Antonio Saladino, Architettura sospesa, 2023, acrilico su carta vetrata, cm. 44×29

A tali quesiti, la celebre caposcuola del postmodernismo aveva risposto a partire da una disquisizione identificata da un titolo per nulla semplice. I Passaggi erano certamente intesi come segnali di discontinuità, di modificazioni permeate da crepe e incontinenze. Un esempio lampante di passaggio (primo su tutti) era stato segnato dalla ritualità con cui Rodin disseminava le sue sculture di tracce vitalistiche del processo di produzione. Sono passaggi anche i cambi di punti di vista, incoerenti e tenaci, nella scultura di Anthony Caro; o, ancora più intensamente, si palesano nel senso dell’esperienza, su cui si sposta il focus nell’happening e nella Land Art, come nello “Shift” di Richard Serra. Ma Passaggio è dunque anche il modo in cui, proprio a partire dal XX secolo, si mette in discussione la più metodica associazione di tutte le arti visive ai concetti di spazio e di tempo, con tutte le successive e rivoluzionarie declinazioni, decostruendo categorie già rigidamente consolidate e che avevano, fino a quel momento, condizionato dell’arte la coscienza e il vocabolario.

Antonio Saladino, Assoluto, 2024, acrilico su carta vetrata, cm. 43×64

Questi Passaggi necessari per interpretare l’epoca moderna diventano qui il punto di partenza per definire una nuova epoca, intima, individuale, nella ricerca dell’artista Antonio Saladino. Nell’arco della sua produzione artistica, una rottura semantica Saladino l’ha già data attraverso le sue ceramiche, in quella presenzialità oggettuale reinterpretata dove non è tanto e soltanto la figurazione tridimensionale tout-court ad occupare il primo piano del senso (e dello spazio) quanto la capacità di coordinamento sintattico della superficie, della pelle materica, oppure delle cavità e quindi della capienza. Oggetti catapultati nel presente dal repertorio archeologico, forme razionali o metaforiche di una realtà altra. Kouroi e Korai attuali, figure spesso acefale, monche, sintomi non soltanto di una fedeltà all’immaginario archeologico ma anche di un antropomorfismo laterale, non centrale, che fugge dall’idioma dell’identità e del naturalismo e sottende, attualizzandole, regole di una poetica metafisica.

Antonio Saladino, Cercatori di tesori, 2024, acrilico su carta vetrata, cm. 43X64

L’ultimo approdo della sua ricerca si esplicita nella novità di queste carte vetrate dipinte, opere pittoriche concluse, in cui potenziale resta sempre e comunque il concetto di scultoreo, proprio a partire dalla riscrittura letterale di alcune delle sue sculture già note, fino ad allargare il repertorio delle possibilità, ivi condensate.  Il filo conduttore è la creatività e quindi il rapporto che persiste e le varie possibilità di intersezione che si creano tra un ambito tematico e l’altro – ludico, introspettivo e spirituale – a furia di simboli, dunque forme metaforiche, e geometrie concrete. Associazioni visive che non rifiutano però l’ingerenza della parola come ulteriore veicolo del senso e lasciano dunque che anche il titolo, mai didascalico ma certamente molto indicativo, partecipi al gioco delle rivelazioni.

Antono Saladino, L’albero delle sculture, 2023, acrilico su carta vetrata, cm.31×45

In quest’ottica, il passaggio che qui s’intende è una forma di trasposizione. Non uno slittamento repentino né un avanzamento graduale a uno stadio successivo della ricerca. È bensì la traduzione, lo spaesamento, di un concetto, di una modalità operativa, di una grammatica segnica, i cui esiti confluiscono sull’asperità di un materiale che oggettiva in maniera diversa. Lo scultoreo trasposto sulla carta vetrata raddoppia la sua forza ieratica perché disattende e si affida, se pure nella dimensione piana del nuovo medium – della scultura dipinta – all’utilizzo originale del supporto e della matericità vivida che da esso traspare con molta naturalezza. Non un campo neutro ma una superficie già permeata da un suo proprio carattere specifico, com’era consuetudine nell’utilizzo della ceramica.

Antonio Saladino nel suo studio, 2024

Ma di trasposizione si può parlare anche e proprio in virtù della scelta di tale supporto. Un foglio di carta abrasiva con una specifica funzione, qui decontestualizzata, riusata in un’operazione che ne sublima e ne eleva a potenziale concettuale tutte le flessioni del suo utilizzo.

di Elisa Longo – curatrice della mostra

Immagine in copertina: Antonio Saladino, Avvicinamento al Ciclope, 2023, acrilico su carta vetrata, cm. 30×30

La mostra di Antonio Saladino è visitabile dal 5 aprile al 5 maggio 2025 presso il Museo Archeologico Lametino – Lamezia Terme (CZ)

 

Autore

  • Elisa Longo, classe 1990, scrittrice e storica dell'arte, si laurea all'Università della Calabria e concentra i suoi studi sull'Arte Irregolare e Outsider. Nel 2018 viene proposta per il premio Giovanni Testori con un saggio inedito dal titolo Extra Ratio - l'immaginario parallelo dei Brut e la specificità artistica delle espressioni psicopatologiche. Pubblica a Melbourne la sua prima raccolta poetica (La nostalgia e il vicolo sordo, Alias Edizioni, 2012). Nel 2013 è tra i finalisti del premio l...

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