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Carlo Fontana. L’eleganza diffusa

Nato nel 1638 a Rancate, nel cantone più meridionale della Svizzera, a Carlo Fontana potrebbe, e uso volutamente il condizionale, essere dovuta la moderna concezione dell’archistar. Perché è stato il primo, o almeno tra i primi, a voler standardizzare un approccio metodologico al lavoro di progettazione architettonica attraverso un uso attento e calibrato, quasi maniacale, del team. Perché di team si trattava, quando per far fede alla sua copiosa messe di incarichi  –  ove ricordo, e solo tra i principali: accademico di merito di San Luca (1667), cavaliere di Cristo (1668), architetto della Serenissima Repubblica di Venezia (1677), architetto dell’Acqua Paola (1682), principe dell’Accademia di San Luca (1686-1687, 1694-1699), architetto dell’Ospizio Apostolico (1693), reggente della Compagnia dei Virtuosi al Pantheon, (1694-1695), architetto della Fabbrica di San Pietro (1697), architetto dell’Acqua Felice (1708)  –,  il Nostro dovette organizzare un vero e proprio atelier messo a punto per la migliore e più efficace suddivisione dei compiti. Dall’assegnazione delle priorità alla specializzazione dei collaboratori, dalla normalizzazione del disegno all’impiego dei modelli, dall’utilizzo della prospettiva alla qualità dei resoconti, approdando alla centralità delle perizie e alla ricerca storica, il denominatore comune era l’organizzazione efficientedel progetto, magari privando di un filo di libertà i collaboratori e gli artisti ma incentivando una serialità nell’approccio della definizione urbana senza pari ed assolutamente esportabile.

Cattedrale di Santa Margherita, Montefiascone (VT), dettaglio della base ortogonale dell’interno della chiesa superiore

Cattedrale di Santa Margherita, Montefiascone (VT), dettaglio internoFin qui sembra un resoconto dello studio di Fuksas o di Renzo Piano, ma siamo nel pieno del diciassettesimo secolo. Farei un passo indietro, nell’affermare che Fontana è stato innovatore profondo anche nell’approccio didattico. Ce lo dice senza mezzi termini il suo trattato Il Tempio Vaticano e la sua origine del 1694, dove indirizza i suoi allievi a seguire la strada del rapporto indissolubile tra il testo e le immagini, oggi stella polare di qualunque aspirante Frank Lloyd Wright. Aveva preso a modello, il Nostro, la Basilica di San Pietro, per fornire regole ed esempi chiari, e la archetipizzazione dell’edificio era la regola da seguire per la progettazione e la costruzione.

Chiesa di San Marcello al Corso, Roma. Dettaglio della facciata
Chiesa di San Marcello al Corso, Roma. Dettaglio della facciata

Carlo Fontana aveva iniziato come assistente di Pietro da Cortona (1596-1669), ma poco dopo è nello studio del vate Gian Lorenzo Bernini (1598 – 1680). Avrebbe potuto fermarsi qui, e vorrei anche vedere, ma proprio non era nelle sue corde. Rimase comunque legato al Bernini, ma contemporaneamente collaborò con il sommo Carlo Rainaldi (1611-1691), che studiò, copiò, idealizzò.  Fino ad annullarlo, a sostituirlo in incarichi di spicco, importantissimi. Era questa la personalità di Fontana: prima si intrometteva in cantieri importanti, poi approcciava più approfonditamente, fino a impossessarsi di tutto.

Chiesa di San Marcello al Corso, Roma. Dettaglio della facciata

Come allievo di Bernini, frequentò molto il Papa dell’epoca Alessandro VII Chigi, finanche proseguendo alcune delle sue intuizioni dopo la sua morte e dopo quella di Bernini stesso. Il Nostro, infatti, si trovò – fortunato – in una Roma che potrebbe essere paragonata per vivacità architettonica e progettuale a quella del dopoguerra negli anni Cinquanta del Novecento. Cantieri aperti a iosa, turisti da ogni dove, gente che invadeva piazze e spazi pubblici per eventi di ogni tipo, il teatro e la musica in fermento assoluto stavano ponendo le basi e le direttrici della città moderna, un cardo e un decumano che intravediamo ancora oggi sotto una coltre di over tourism e degrado. Certo, la crisi politica ed economica che si abbatté come una mannaia sullo Stato papale nel diciassettesimo secolo non aiutò molto Fontana, che riuscì comunque a costruire bene, e tanto, non solo in Italia ma anche in Europa, in tempi dove sicuramente non esistevano i grandi gruppi edili e ingegneristici per i quali oggi sarebbe stato come minimo general manager o AD. Gli dobbiamo un’influenza sull’architettura tardo barocca italiana ed europea epocale, assoluta. Sua, e dei suoi allievi che hanno senz’altro aiutato a definire uno stile, una maturità architettonica e una identità visiva urbana nelle capitali dell’Europa del Settecento.

Basilia di San Sebastiano fuori le mura, Roma. Dettaglio della cupola
Basilica di San Sebastiano fuori le mura, Roma. Cappella Albani, interno dal lato dell’entrata sulla navata principale

 

Testo e fotografie di Federico Strinati

Autore

  • Federico Strinati è nato a Roma nel 1973. Dopo la maturità classica avvia gli studi in Scienze politiche all’università la Sapienza di Roma nel 1992. Studia pianoforte classico dal 1980 al 1988 con il maestro Giorgio Tommasi e successivamente pianoforte e composizione jazz con il maestro Carlo Mezzanotte dal 1989 al 1994. Dal 2001 al 2004 studia ed approfondisce la teoria e la tecnica della composizione di colonna sonora per cinema e televisione con il Maestro Antongiulio Frulio. Manager nell’...

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